La terza tappa del Road Tour, svoltasi il 23 maggio, ha messo a confronto esperienze e pratiche che mostrano come community, reti e spazi possano contribuire a creare opportunità di lavoro, inclusione e sviluppo nei territori.
Dopo la tappa di Firenze, dedicata all’advocacy e alla rappresentanza, e quella di Vimercate, focalizzata su empowerment e transizioni lavorative, il Road Tour NEST4Work è arrivato a Trapani, ospitato da Beehive Valore Sud.
Il titolo della giornata, “Lavorare insieme, abitare i territori”, sintetizza bene la prospettiva: leggere il territorio come insieme di relazioni, risorse e spazi che possono rendere possibili percorsi professionali e progetti di vita.
A Trapani, parlare di lavoro porta con sé alcune domande e spunti che hanno offerto uno spazio di confronto e condivisione: partire o restare? Tornare è possibile? Che cosa serve perché competenze, idee e desideri possano trovare spazio nei territori?
Una giornata tra esperienze, storie e ricerca partecipata

La giornata ha visto momenti di racconto e valorizzazione di esperienze, di approfondimento e di confronto, intrecciati grazie al dialogo tra le realtà e organizzazioni presenti.
Dopo il caffè di benvenuto, la mattina si è aperta con “Lavorare sui territori: alleanze, risorse e buone pratiche per la generazione di valore”, moderato da Marta Piria, coordinatrice delle attività di raccolta dati e analisi del progetto NEST4Work (Università Cattolica del Sacro Cuore).
Le realtà di Beehive, neu [ni], Officine Zero, Sloworking, Molti Volti e Fondazione di Comunità Agrigento e Trapani hanno raccontato modi diversi di costruire opportunità attraverso spazi, reti, imprese sociali e patti con le amministrazioni. Lo scambio è proseguito in dialogo con il pubblico, composto di organizzazioni e reti locali impegnate sui temi del lavoro equo e delle disuguaglianze lavorative
Dietro esperienze differenti sono emerse presto domande comuni: come rendere accessibili spazi e opportunità? Come far incontrare competenze che già esistono? Come trasformare una rete in una comunità capace di generare valore?
La seconda parte della mattinata, dedicata a “Storie e progetti”, è stata moderata da Vanessa Trapani, presidente dell’Associazione Sloworking, partner di ricerca nel progetto NEST4Work. Giulio Stumpo, economista e co-fondatore di Liv.in.g., ha proposto una riflessione sul lavoro culturale e sullo sviluppo del territorio, sulla cultura come leva di crescita locale e innovazione. Davide Russo, produttore musicale, ed Elena Militello, presidente di South Working, hanno portato interventi sul tema “Come abitare i territori”, riportando il confronto sul rapporto con i luoghi attraverso la lente dell’esperienza professionale: andare via, restare, tornare, appartenere a un territorio anche lavorando altrove.
Dopo la pausa pranzo, con “NEST4Work: dai dati al dialogo”, le esperienze del mattino sono diventate materia di un workshop di ricerca partecipata con l’obiettivo di approfondire e capire insieme come e perché alcune pratiche funzionano meglio nella valorizzazione e produzione di senso e valore all’interno di queste organizzazioni e realtà simili ad esse, e che cosa possa essere condiviso con altre realtà per generare processi culturali, politici e sociali virtuosi..
Il territorio non è uno sfondo
È forse questo uno dei messaggi più forti emersi a Trapani: il territorio è parte attiva dei progetti.
Officine Zero ha raccontato un modello nel quale spazi, macchinari e competenze vengono resi accessibili anche a chi non avrebbe le risorse necessarie per iniziare o ricominciare un’attività, in una logica di reciprocità tra accesso, tempo e competenze.
Sloworking ha portato l’esperienza di un coworking nato attorno all’idea di “lavoro a ritmo di vita”, diventato luogo di relazioni, orientamento ed empowerment professionale.
La Fondazione di Comunità Agrigento e Trapani ha raccontato il Patto generativo di comunità, nato per connettere persone, competenze e opportunità. neu [noi] ha portato l’esperienza di Orbita, la casa della collaborazione alla Kalsa di Palermo, mentre Molti Volti ha mostrato come un’impresa sociale possa fare della diversità una risorsa.
Esperienze differenti, accomunate da una stessa intuizione, ovvero la potenzialità d ispazi, reti e relazioni come generatori di condizioni che individualmente sarebbe più difficile costruire.
Restare, tornare, contribuire
Il tema del territorio ha attraversato la giornata anche attraverso la questione della mobilità.
La discussione ha messo in discussione una narrazione ricorrente, secondo cui nei territori con minori opportunità manchino semplicemente le risorse. Persone capaci, idee e competenze spesso ci sono già; ciò che può mancare sono connessioni, luoghi nei quali incontrarsi e contesti capaci di trasformarle in opportunità.
Da qui una domanda diversa: non soltanto “che cosa manca?”, ma “che cosa permette a ciò che già esiste di diventare generativo?”
Formazione, cultura, spazi, reti professionali e relazioni con le istituzioni diventano parti dello stesso ecosistema. Anche la possibilità di restare o tornare dipende dalla capacità di riconoscere nel territorio uno spazio per il proprio progetto professionale.
Dai dati al dialogo
Nel pomeriggio queste domande sono entrate direttamente nel percorso di ricerca NEST4Work.
La mappatura del progetto individua un cluster di organizzazioni che lavorano sul rapporto tra lavoro e sviluppo locale: forme di solidarietà “community-based”, orientate al networking e all’empowerment comunitario, spesso caratterizzate dalla presenza di coworking e spazi collaborativi.
Il workshop, ispirato ai principi dell’Open Space Technology, ha fatto emergere tre questioni ricorrenti: cooperazione, partecipazione e replicabilità.
Cooperare non significa necessariamente coinvolgere tutti: le alleanze possono nascere tra pochi soggetti e generare nuovi legami.
Partecipare richiede luoghi, strumenti e responsabilità condivise capaci di mantenere le persone attive nel tempo.
E poi la replicabilità. Una buona pratica nata a Roma, Palermo, Vimercate o Trapani non può semplicemente essere trasferita altrove. Replicare significa tradurre: capire che cosa appartiene allo specifico contesto e quali elementi possano diventare patrimonio condiviso.Una convenzione, un modello di governance o uno strumento di partecipazione possono così diventare conoscenza utile anche per altre organizzazioni, evitando di ripartire ogni volta da zero.
Dalla valutazione alla condivisione delle pratiche
È anche da qui che la tappa di Trapani offre un contributo allo sviluppo del toolkit NEST4Work.
Il progetto sta costruendo insieme alle organizzazioni un set di strumenti che aiuti a riconoscere, valutare e rendere visibile il valore generato dalle forme di solidarietà rivolte ai lavoratori non standard. Trapani aggiunge un altro elemento: l’utilità di condividere processi e soluzioni già sperimentati al di fuori del proprio gruppo ristretto.
Le tre tappe del Road Tour, seppur da prospettive diverse, ci sollecitano a rispondere alla stessa domanda: che cosa rende una comunità capace di produrre solidarietà e incidere concretamente sulle disuguaglianze del lavoro?
Trapani ci lascia con una possibile risposta: una comunità diventa attore sociale generativo quando riesce a mettere in relazione persone, competenze, spazi e risorse, consentendo a chi l’abita non soltanto di trovare opportunità, ma anche di contribuire a crearne di nuove.
